Un GPS per salvare i rinoceronti dal bracconaggio

In Zimbabwe, all’interno di una riserva per animali selvaggi, La Sigfox Foundation ha introdotto un dispositivo GPS nel corno di alcuni dei rinoceronti che vagano nel parco. Tre volte al giorno, i tracker inviano le posizioni GPS degli animali alle stazioni base, alimentate a energia solare, che inviano i dati ai ranger attraverso un’app mobile.

Sigfox Foundation è la costola no profit di Sigfox, la multinazionale francese che ha sviluppato l’omonima rete a bassa potenza e la 0G Network. L’ultima creazione sono appunto i sensori per questi grossi animali selvaggi, realizzati per il progetto Now Rhinos Speak (letteralmente, “Adesso parlano i rinoceronti”).

Il bracconaggio è un grosso problema per i rinoceronti. Nel 2018, solo in Sud Africa, furono uccisi 769 rinoceronti, ovvero in media due al giorno. All’inizio del XX secolo, la popolazione globale dell’animale era di circa 500.000 esemplari; ora ce ne sono circa 28.000. Tre specie sono in pericolo di estinzione. L’ultimo rinoceronte bianco settentrionale maschile, una sottospecie del rinoceronte bianco, è morto nel 2018.

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Due riserve, in Zimbabwe e in Zambia, hanno testato i prototipi dei tracker Sigfox nel corso degli ultimi tre anni. In Zimbabwe, 49 rinoceronti bianchi e neri sono stati equipaggiati con i dispositivi. Il sistema può avvisare i ranger quando gli animali si spostano in aree vicine ai confini del parco, dove potrebbero essere più vulnerabili al bracconaggio. Aiuta anche ranger e veterinari a trovare facilmente i rinoceronti. La responsabile della fondazione, Marion Moreau, ha commentato: “Ogni giorno i ranger guardano quella che chiamiamo Google Maps dei rinoceronti”.

I vecchi metodi di tracciamento hanno alcuni punti deboli. I collari radio tradizionali richiedono a qualcuno di usare fisicamente un’antenna e ascoltare i segnali acustici, e i collari stessi (o le cavigliere) possono essere problematici da applicare ai rinoceronti. I droni possono essere utilizzati per seguire la fauna selvatica, ma sono costosi, richiedono personale addestrato per volare e sono limitati riguardo l’autonomia di volo. La fotocamera e la tecnologia video sono altresì costose. “Questi metodi sono davvero poco convenienti e abbiamo bisogno di una nuova tecnologia che possa essere implementata molto facilmente”, continua Moreau.

I nuovi tracker non sono esattamente facili da innestare, ma una volta applicati, possono inviare automaticamente segnali senza alcun lavoro aggiuntivo e la tecnologia utilizza così poca energia che la piccola batteria interna può continuare a funzionare per tre anni. La tecnologia è più difficile da violare rispetto ad alcune alternative, quindi i bracconieri non possono accedere ai dati sulla posizione. Il dispositivo costa circa 50 euro, un prezzo abbastanza contenuto, che permetterebbe anche a parchi più piccoli di poter affrontare l’investimento.

Dopo tre anni di test sul prototipo, Sigfox sta per avviare la produzione su larga scala quest’estate. Gli sviluppatori, inoltre, ora progettano di adattare la tecnologia anche per altre specie, che potrebbero indossare i sensori come parte di collari o braccialetti. “Vogliamo aiutare altre ONG a proteggere elefanti o tigri o leoni”, dice Moreau. “Penso che sarebbe molto promettente perché stanno aspettando dispositivi non intrusivi, a bassissimo costo”.

Gabriele Barbesta

Gabriele Barbesta

Da anni si occupa di tecnologie RFID, con particolare interesse per l'NFC e le sue applicazioni nel mondo sia business che consumer.

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